L’Unione europea completa la prima fase della riforma del reporting di sostenibilità

Reforma del reporting de sostenibilidad y revisión de los ESRS en la Unión Europea

L’Unione europea completa la prima fase della riforma del reporting di sostenibilità

Dalla Direttiva Omnibus I agli ESRS rivisti: così evolve il quadro europeo della sostenibilità

Il 26 febbraio 2026, l’Unione europea ha compiuto il primo passo verso la semplificazione del quadro normativo in materia di sostenibilità con l’approvazione della Direttiva (UE) 2026/470 (“Omnibus I”), il cui obiettivo è ridurre gli oneri amministrativi a carico delle imprese e rafforzare la competitività europea.

Tra le principali misure figurano:

– la riduzione dell’ambito di applicazione della CSRD, concentrando così gli obblighi sulle imprese di maggiori dimensioni;

– la semplificazione della CS3D;

– la riduzione degli obblighi informativi lungo la catena del valore;

– il mandato conferito alla Commissione europea per la revisione e la semplificazione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS).

 

La fase successiva: la revisione degli ESRS

In attuazione di tale mandato, il 3 luglio 2026 la Commissione europea ha adottato il Regolamento delegato di revisione degli ESRS.

Sebbene il testo debba ancora superare il periodo di scrutinio da parte del Parlamento europeo e del Consiglio prima della sua pubblicazione definitiva nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea (GUUE), esso consente già di comprendere la direzione che seguirà la rendicontazione europea in materia di sostenibilità.

Le principali novità sono:

– la semplificazione e la riduzione di determinati obblighi informativi (datapoints);

– l’eliminazione delle duplicazioni e una maggiore chiarezza degli standard;

– un ruolo più centrale della doppia materialità;

– il rafforzamento del principio secondo cui devono essere divulgate esclusivamente le informazioni materiali;

– una maggiore flessibilità in relazione alla catena del valore e l’introduzione di nuovi meccanismi transitori (phase-ins e reliefs);

– una migliore interoperabilità con gli altri standard internazionali.

 

Più qualità e meno volume di informazioni

Al di là della riduzione dei requisiti, la riforma comporta un cambiamento di approccio.

Il nuovo modello sposta il fulcro della rendicontazione dall’adempimento formale al giudizio professionale, alla materialità, alla proporzionalità e alla rappresentazione fedele delle informazioni.

Di conseguenza, le imprese dovranno dedicare maggiori sforzi alla giustificazione delle proprie analisi di doppia materialità, alla documentazione dei criteri utilizzati e alla garanzia della qualità e della tracciabilità delle informazioni divulgate.

 

Nuovo standard volontario (VSRS)

Insieme agli ESRS rivisti, la Commissione europea ha approvato il nuovo Voluntary Sustainability Reporting Standard (VSRS).

Questo standard costituirà il riferimento per le imprese che rendicontano volontariamente le informazioni in materia di sostenibilità e assumerà particolare rilevanza nell’ambito delle catene del valore, poiché stabilisce un limite (value chain cap) alle informazioni che le imprese soggette alla CSRD potranno richiedere ai propri fornitori.

 

Prossimi passi

La revisione degli ESRS e il VSRS entreranno in vigore una volta conclusa la procedura di scrutinio europeo e a seguito della loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

La loro applicazione è prevista per gli esercizi aventi inizio il 1° gennaio 2027 o successivamente, con possibilità di adozione anticipata per gli esercizi iniziati nel 2026.

 

La nostra valutazione

Le novità approvate nel mese di luglio non modificano l’obiettivo definito dalla Direttiva Omnibus I, ma ne costituiscono lo sviluppo tecnico.

La riforma mantiene l’ambizione del modello europeo di sostenibilità, ma punta su una rendicontazione più efficiente, incentrata sulle informazioni realmente rilevanti e basata su una solida analisi della doppia materialità, sulla qualità dei dati e sul giudizio professionale.

Il quadro normativo europeo continua pertanto a evolversi. La sua effettiva applicazione in Spagna resta tuttavia subordinata al relativo recepimento nella normativa nazionale.

 

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